sabato 30 gennaio 2016

Anteprima [On Demand #10] : "Margot" di Monika M.



Margot

Autore: Monika M.
Casa Editrice: Eretica Edizioni
Genere: Storico
Pubblicazione: 2015
Prezzo cartaceo: 12,50 €
Sito web: http://monikamscrittrice.wix.com/autrice




Trama:


In un epoca in cui l'accusa di eresia era diffusa più del pane, alcune donne si convinsero di esser streghe. Esser erboriste o levatrici era già indizio di colpa nella Germania del 1600 sconvolta dai roghi della Santa Inquisizione.
Margot nasce e cresce in questo clima di superstizione ma, caparbia, libera e coraggiosa, imporrà a sé stessa come unica colpa il sapere, la conoscenza.
"Il... dolore patito impedirà alla tua mente di dimenticare e al tuo cuore di perdonare, Loro mai più potranno avvicinarsi a te..."
Poco prima di perdere del tutto i sensi, accasciata tra la neve morbida, Margot si domandò chi fossero "Loro", e comprese con un brivido che loro erano tutti. Nessuno avrebbe mai potuto comprendere quella strana bambina.


Autore:

Monika M., nata a Roma nel 1976.
"Molti mi chiedono perché io usi uno pseudonimo, ebbene, credo che per essere totalmente sinceri nella scrittura non ci si debba curar del giudizio altrui. Con una maschera la mente si libera da inutili fardelli, inoltre credo si debba legger senza preoccuparsi di CHI dice, quanto del COSA... Scrivo perché la mia anima da sempre è intrappolata in ambientazioni di epoca Vittoriana, in romanzi le cui pagine sono ancora intrise di passione e desiderio ed è lì, con la mia scrittura, che amo tornare. Se il mondo me ne priva, la mia fantasia se ne impossessa ribelle, ancora e ancora... Amo il Medioevo tanto quanto il Rinascimento... La luce può esser percepita unicamente a contrasto con l'oscurità. Non bramate di conoscermi, ho un caratteraccio, armatura indispensabile per anime fragili."



Prime pagine:

Margot
L'alba dei suoi occhi
1592 Bayern

Il vapore umido saturava l'aria mentre il debole fuoco al centro della stanza scoppiettava pigro non molto lontano dal dolore urlato dalla donna. I rumori provenienti dall'esterno narravano di una pioggia fitta, incessante, che andava infangando il mondo. Le grida della donna, seduta sul marcio sgabello di legno, maledicevano il nervoso marito che, all'esterno della casa, attendeva il pianto della nuova vita che la moglie gli avrebbe donato, nuovamente. Sorpreso il contadino mormorava una preghiera che credeva di non sapere, volta a chiedere gli venisse donato il bramato erede maschio. Mani nodose e aride si sfregavano nervosamente mentre con voce severa l'uomo sgridava le due figlie che giocavano, indifferenti al dolore della madre, impastando il fango da terra raccolto come creta da plasmare in un sudicio gioco.
- Si! Un maschio, un maschio ci vuole in questa casa di contadini! - bisbigliò con la disperazione nel cuore, quale benedizione sarebbe stata, ma una strana atmosfera regnava in casa da giorni, segni di sventura si susseguivano gettando i loro semplici cuori nel terrore e nello sconforto. Veloce si fece il segno della croce e cupo attese che il fato decretasse la sua fortuna o sventura. Finalmente con l'ennesima spinta, che la fece tremare fino alle viscere, la donna riuscì ad espellere in piccolo corpo che da mesi ospitava, sperando lo sgabello non cedesse proprio in quel momento, mentre sfinita si appoggiava alla levatrice che per tutto il tempo, instancabile, le aveva sostenuto la schiena, incoraggiandola.
Un forte odore di muffa accolse il suo pianto, una povera stanza scura e spoglia i suoi occhi verde smeraldo che attenti già tutto guardavano. Mamma e figlia si fissarono. Lo sguardo deluso e spaventato della donna che, ancora sofferente per le fatiche del parto, respingeva da sé e dal nutrimento del suo seno, disconoscendola, quella creatura così diversa dalle due precedenti figlie. Quei capelli, tanti, lunghi e neri e quegli occhi enormi già aperti così attenti che tutto seguivano e comprendevano, erano senza dubbio segni che le donne timorose del Maligno conoscono bene.
- Subito, te ne devi disfare subito... - mormorò la levatrice fuggendo spaventata, senza rivendicare neppure il suo compenso che avrebbe portato a lei sventura per aver aiutato a nascere un figlio del demonio.
L'uomo passeggiava nervosamente attorno al giaciglio tenendo disperatamente la testa tra le mani, scuotendola nervosamente, pensando a come disfarsi di quella disgrazia generata nella sua casa. Non aveva neanche il coraggio di guardarla, conoscendo i poteri di quegli essere maledetti, temendo potesse prendere il sopravvento sulla sua mente e manipolarlo salvandosi dalla sorte avversa che la attendeva. La avvolse in un panno lercio di sangue trovato a terra vicino al letto e senza guardarla la gettò maldestramente in un cesto di vimini usato per portare in casa il carbone.
- Affiderò quel corpicino al bosco, i lupi sazieranno i loro stomaci vuotati dal freddo inverno con morsi voraci e feroci e se sarò fortunata non avrà neanche tempo di soffrire. - annunciò infine guardando rabbiosamente la moglie che riteneva colpevole di tale abominio.
 Le imposte sbattevano violentate dalla tempesta che fuori imperversava, con cuore gonfio di terrore l'uomo pensò fosse giunta la fine del mondo. Uscì lesto per compiere ciò che non poteva essere rimandato, sfidando il temporale. Sentì le braccia tremare al pensiero del destino che attende quel fragile fagottino, ma con rabbia si ordinò di non aver pietà e di farlo in fretta, che la sua volontà già vacillava dominata da quell'essere immondo. La gelida pioggia alimentava ancor di più quei brividi che gli scuotevano violentemente il corpo, brividi di repulsione per quel che stava facendo, - sangue del mio sangue! - pensò mentre avvertiva che il cuor suo si paralizzava dal dolore come divenisse di duro granito. Senza voltarsi lasciò tra le radici di un'antica quercia la cesta muta, che impotente attende il suo destino ormai segnato. Come una gigantesca ombra i torrioni di Rothenburg dominavano l'orizzonte annacquato dalla pioggia incessante e con rabbia il contadino pensò, guardandola, che i signori che al sicuro di quelle mura vivevano non dovevano certo preoccuparsi di simili sventure, mestamente tornò alla sua misera capanna, Dio non aveva ascoltato la sua preghiera, ed accettando la misera condizione che gli era stata riservata sentenziò - Sia fatta la Tua volontà! - .

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